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di Alberto Forchielli*

Radiocor - Milano, 03 dic - I riflettori del XVIII Congresso del Pcc si sono accesi per il nuovo leader, Xi Jin Ping. E' stato il giusto tributo al secondo uomo piu' potente al mondo, la guida della Cina per i prossimi 10 anni. Il nuovo segretario dell'organizzazione ha avuto un mandato pieno: scelto all'unanimita' e capo di un Ufficio Politico che dirige piu' agevolmente (composto da 7 membri rispetto ai precedenti 9). Xi non vedra' inoltre l'ombra potente del suo predecessore, Hu Jin Tao, che inaspettatamente gli ha lasciato anche la presidenza della Commissione Militare.

Una tale investitura ha messo in disparte la scelta del primo ministro che iniziera' la sua funzione il prossimo Marzo, quando la sua nomina sara' ratificata dall'annuale riunione del Parlamento cinese. Li Ke Qiang e' dunque il nuovo premier della Cina, numero 2 nel Politburo, in teoria ancora piu' potente di Wen Jiabao che era il numero 3. Non c'e' stata sorpresa nelle scelte del Congresso. Sia Xi e Li erano gia' stati scelti nel 2007 ed il loro compito era non fare errori fino alla nomina ufficiale. Vi sono riusciti e le previsioni sono state rispettate. In aggiunta, la gestione della crisi ha aggiunto prestigio alla carriera di Li, che ha svolto con profitto il suo ruolo di vice-premier evitando passaggi pericolosi per la Cina. Il prossimo capo dell'esecutivo - il Consiglio di Stato - ha una biografia tradizionale ma non scontata. Rappresenta contemporaneamente la continuita' e l'auspicio del cambiamento. E' nato nel 1955 nell'Anhui, una provincia agricola e arretrata nell'entroterra di Shanghai, ma e' un pechinese di adozione. Al contrario di quasi tutti i suoi colleghi di partito non e' ingegnere. Ha studiato infatti legge (con attenzione al costituzionalismo) e si e' specializzato in economia. E' il piu' giovane tra i 7 membri permanenti del politburo ed e' quello che padroneggia meglio l'inglese. Ha conosciuto la Rivoluzione Culturale, pur senza drammi; per tre anni ha lavorato nei campi, cosi' come tutti gli studenti della sua generazione. Ha avuto quindi una sorte migliore rispetto alla generazione dei 'princelings', i figli della nomenklatura comunista perseguitata in quegli anni. Con essi divide oggi il potere, anche se il suo percorso trova origine dall'altra grande fucina di dirigenti: la scuola quadri e la Lega della Gioventu' Comunista, che ha diretto dal 1993 al 1998. Si e' guadagnato una reputazione di giovane intellettuale aperto alle nuove istanze negli anni '80 quando era in prima fila nelle richieste studentesche prima che la protesta trovasse un tragico epilogo a Piazza Tian An Men. La carriera nel partito l'ha accolto fino a farlo diventare governatore dell'Henan. Qui non ha lesinato durezza, polso rigido e censura quando e' scoppiato lo scandalo dei malati di Aids, con migliaia di persone costrette a vendere il loro sangue e poi morte per iniezioni infette. Nella sua biografia sono dunque presenti elementi di conservazione e di innovazione. Sarebbe tuttavia una visione di breve respiro reperire nel suo passato elementi che possano prevedere il futuro. Il suo lavoro sara' pragmatico, la sua impostazione tesa all'esclusivo interesse della Cina. Come tutta la dirigenza cinese, Li ha dimostrato di essere duttile e di saper prendere iniziative sorprendenti se l'urgenza della situazione lo richieda. Attendersi riforme dalla sua gestione puo' rivelarsi ingenuo, ma in realta' esistono tutti gli elementi per procedere a cambiamenti se la situazione, come sembra, lo richieda. L'eventualita' delle riforme risiede nella loro urgenza. Il vero nodo da sciogliere per Li Ke Qiang e' se comprendera' la necessita' di cambiare e se il resto della leadership glielo consentira'.

 

* Presidente di Osservatorio Asia

 

Pubblicazioni

Alberto Forchielli e Romeo Orlandi
“Quaderni dalla Cina (e non solo)”
Publisher: KKIEN Publ. Int
Price € 2,49
 

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