di Romeo Orlandi*

Radiocor - Milano, 22 nov - Mumbai e' stata colpita da due morti che ne hanno scosso il tessuto civile, la vita giornaliera, la memoria storica. Non si erano ancora spenti gli echi fragorosi del decesso di Bal Thackeray, leader del partito nazionalista indu' Shiv Sena, quando le agenzie hanno diffuso la notizia dell'esecuzione, avvenuta in segreto poche ore prima, di Mohammad Ajmal Amir Qasab, unico superstite del commando che ha attaccato la citta' nel 2009, provocando la morte di 166 persone, perite nel lungo assedio all'Hotel Taj Mahal e ad altri obiettivi politici.

La scomparsa di Bal Thackeray aveva lasciato presupporre tensioni e violenze. Le prime hanno avuto luogo, le seconde sono state evitate, almeno su larga scala. Il fondatore dello Shiv Sena ha un forte base di sostegno, seppure al momento minoritaria. Rappresenta la componente piu' estrema del nazionalismo Maharatti, intrisa di xenofobia e populismo. Il cambio di nome di Bombay in Mumbai e' stata una sua iniziativa, per ribadire l'origine indu' della citta. Proprio dalla sua organizzazione sono emerse le istanze per affermare la specificita' culturali della metropoli, sia in opposizione ali migranti delle zone interne che della minoranza mussulmana. Orgogliosa del carattere autoctono dei suoi militanti, lo Shiv Sena e' stato spesso al centro di scontri politici che sono degenerati in violenza. Gli attivisti sono ben organizzati e riescono a condizionare la vita cittadina. Il loro partito ha dominato, direttamente o in coabitazione, la vita politica di Mumbai negli ultimi 20 anni. Si temeva dunque che fosse imposto un lutto cittadino anche al di la' delle cerimonie ufficiali. Infatti, per solidarieta' o per timore, per 30 ore - fino alle esequie- i negozi sono stati chiusi, i trasporti bloccati, le attivita' rallentate. Tuttavia i disordini temuti non si sono registrati e la prudenza ha generalmente prevalso. L'allarme per l'ordine pubblico e' stato comunque nuovamente imposto dalla notizia dell'esecuzione per impiccagione di Qasab. Riconosciuto colpevole di aver fatto parte del commando, il cittadino pakistano non ha evitato la pena capitale. E' stato infatti ritenuto responsabile della morte di 52 cittadini nella stazione ferroviaria di Mumbai, uno degli obiettivi principali dell'attacco. Con un'accelerazione insolita, Delhi ha eseguito la sentenza, nonostante la richiesta di clemenza da parte di Islamabad. L'esecuzione di Qasab - di 25 anni - e' infatti la prima dal 2004. Sullo sfondo rimane l'inimicizia con il Pakistan, accusato dall'India di aver ispirato la mano del giovane militante o di averla allenata nei campi militari nel suo territorio. Si teme che l'esecuzione possa innescare la protesta dei mussulmani di India o addirittura dar vita a manifestazioni spettacolari di vendetta. Al di la' delle schermaglie verbali, i due governi stanno comunque cercando di non vanificare il lento lavoro di riavvicinamento avviato e poi sospeso proprio per gli attacchi di Mumbai. La citta' dunque e' costretta ancora una volta a vivere con il fiato sospeso, come tante volte e' successo nella sua storia. L'economia continua a crescere, la popolazione ha raggiunto i 20 milioni di abitanti, il suo dinamismo non ha uguali in India, ma la fragilita' sociale sulla quale tutto poggia potrebbe di nuovo sfociare in tensioni incontrollabili.

 

* Presidente Comitato Scientifico Osservatorio Asia