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di Alberto Forchielli*

Radiocor - Milano, 26 nov - I bambini cinesi trascorrono molto poco tempo all'aperto, a giocare con i propri amici. E' una percezione diffusa, derivante dalla cronaca quotidiana e certificata da indagini specifiche. L'ultima, della statunitense Gymboree, ha rilevato che essi passano all'aria aperta, meno di un'ora a settimana, soltanto un quarto di quanto fanno gli altri coetanei.

Questa supremazia al contrario, e' rafforzata dalla terzultima posizione nel numero delle ore dormite rispetto ai bambini di tutto il mondo. Prevale dunque nelle famiglie cinesi l'impostazione di tenere sotto controllo i figli, di affidarli ai nonni, di confinarli ad attivita' ludiche sia nelle mura domestiche che nei centri commerciali, secondo una pratica cosi' diffusa da aver dato luogo all'espressione 'retail-taiment'. Il fenomeno non e' nuovo, ma ha assunto dimensioni piu' vaste quando lo sviluppo economico del paese ha richiesto in impegno collettivo sempre piu' profondo. Tradizionalmente, la Cina non vanta una famosa attivita' di divertimento all'aria aperta, di sport, di induzione alla creativita'. I modelli culturali prevalenti sono stati legati alla determinazione, alla disciplina, al rispetto, al controllo dei propri stati d'animo. Gli ideali che hanno ispirato l'istruzione sino quelli letterari, inclini piu' alla riflessione che alla sperimentazione. La creativita' ne e' stata penalizzata, come se fosse una deviazione dalle regole, dai binari di una prevista performance. I risultati sono evidenti, nello sport come nell'intero tessuto sociale. Nel calcio, lo sport piu' popolare dove la combinazione tra individualismo e spirito di squadra e' essenziale, la Cina non ha mai eccelso. I suoi allenamenti vertono sull'applicazione rigida di un metodo, proprio mentre l'estro e l'imprevedibilita' sono alla base dei successi. Analogamente, le industrie dove la Cina si e' affermata sono basate sull'impiego ripetitivo di mansioni, una scelta di settori labour intensive che ne ha decretato il successo ma non garantisce la continuazione della crescita con gli stessi ritmi. La struttura familiare e' stata colpita dalle necessita' economiche. Ora entrambi i genitori sono impegnati nel lavoro e si trovano costretti ad attivita' controllate, non all'aria aperta, per i loro figli. Contemporaneamente la qualita' dell'ambiente e' peggiorata, sacrificata anch'essa ad un'industrializzazione accelerata e a un uso dissennato delle risorse. Le conseguenze sono state dunque negative per i bambini cinesi, costretti a non uscire all'aperto per scelta e per necessita'. E' stata probabilmente una reazione familiare a questa costrizione ad aver scatenato una serie di proteste sempre piu' diffuse, le ultime delle quali hanno avuto luogo in grandi citta' come Xiamen, Dalian, Ningbo. Erano tutte rivolte contro le industrie inquinanti che stanno soppiantando parchi e campi per costruire nuove fabbriche. I cittadini di numerosi villaggi sono anche scesi in piazza per dimostrare contro le requisizioni forzate e l'uso dei loro terreni per fabbriche inquinanti. Nella rete sono presenti centinaia di filmati con immagini di scontri. La diffusione del fenomeno e la coscienza sociale che lo causa sono le novita' della protesta. Un modello di sviluppo viene contestato alla sua base, perche' ha richiesto troppo impegno e troppe rinunce. E' ancora presto per capire se le manifestazioni siano un segno di egoismo sociale - sintetizzato dall'acronimo inglese Nimby - not in my backyard- o da una nuova coscienza civile. Il compito di intervenire spetta alla nuova dirigenza. Un ritardo nell'affrontare questa disagio - che si riflette sul futuro dei bambini - puo' accelerare la protesta e sconfinare dunque nell'instabilita' sociale, uno scenario che una leadership ancora non affermata non puo' permettersi.

 

* Presidente di Osservatorio Asia

Pubblicazioni

Alberto Forchielli e Romeo Orlandi
“Quaderni dalla Cina (e non solo)”
Publisher: KKIEN Publ. Int
Price € 2,49
 

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