Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito

Se continui a navigare senza cambiare queste impostazioni, acconsenti. Per saperne di piu'

Approvo
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 07 nov - La globalizzazione incide
sulle elezioni americane e sul congresso del Pcc cinese? "Nessun Paese
riesce a controllare da solo i problemi planetari". L'integrazione politica
europea? "E' ancora lontana, ma credo che il peggio sia alle spalle". La
sovranita' nazionale dei singoli Stati?

"E' sempre piu' esposta alle intemperie dei mercati". Per lo stato dei rapporti
Usa-Cina la conferma di Obama alla presidenza e' stato un bene? "Certo.
Romney era convinto che la Cina sia ostile agli interessi statunitensi e che
quindi andasse piegata". Romano Prodi e' un profondo sostenitore della
massima del presidente americano Barack Obama, "il mondo e' una cosa
complicata". E da essa - in questa intervista esclusiva alla newsletter
Radiocor redatta in occasione del Convegno annuale Osservatorio Asia, che si
terra' domani a Milano - fa discendere una serie di considerazioni sulla
geopolitica mondiale.

D. Professor Prodi, i due eventi politici piu' importanti dell'anno sono le
elezioni statunitensi, che hanno visto la conferma di Obama, e il Congresso
del Pcc. Mai come quest'anno gli esiti saranno determinati da fattori
esterni ai due Paesi. Come e perche' siamo arrivati a questa situazione?
R. Perche' esiste la globalizzazione. Il mondo e'
interconnesso e nessun Paese, per quanto grande e importante, riesce da solo
a risolvere o a controllare i problemi planetari. Aveva ragione Obama
quando, appena eletto, aveva affermato: "Il mondo e` una cosa complicata".
Aveva compreso bene che la superpotenza statunitense doveva fare i conti con
altre realta', vecchie e nuove. Tra queste, la Cina rappresenta la novita'
piu' forte. Se smettesse di finanziare il debito statunitense cosa
succederebbe? La novita' alla quale dobbiamo abituarci e' che, se per
ipotesi la Cina prendesse questa decisione estrema, le conseguenze sarebbero
imprevedibili e probabilmente negative per la Cina stessa. Ricordiamo
tuttavia che queste turbolenze sono fenomeni che sempre accompagnano i
grandi cambiamenti nei rapporti di potere. E' vero anche che quello a cui
stiamo assistendo e' uno dei cambiamenti piu' grandi e piu' rapidi che la
storia ricordi.

D. E' corretto immaginare una posizione piu' dura nei confronti della Cina
se avesse vinto il candidato conservatore Mitt Romney?
R. Probabilmente e' cosi'. Ma la questione non e' soltanto la durezza
dell'approccio verso Pechino, quanto la disponibilita' negoziale. Obama
alzava i toni contro la Cina per esigenze elettorali, ma sa che la
trattativa e' l'unica arma possibile. E' consapevole che la concorrenza
cinese - in tutti i sensi, non solo nella produzione di manufatti - e' ormai
consolidata e che una confrontation sarebbe impossibile. Percio' usa l'arma
dalla negoziazione, per quanto dura possa dimostrarsi. Romney invece era
convinto che la Cina sia ostile agli interessi statunitensi e che quindi
vada piegata. Si tratta ovviamente di una strada piu'
tortuosa e pericolosa.

D. Il nuovo leader cinese, verosimilmente Xi Jinping, ha ampi margini di
manovra per far si' che la Cina riesca a trainare l'economia internazionale?
Oppure e' probabile privilegi la Cina nazionalista, intenta a costruire una
sua forza per rendersi inattaccabile?
R. Xi Jinping ha credenziali di innovatore, ma occorre tempo per vedere se
sara' in grado di essere anche un riformista.
Il potere del leader e' enorme, ma si e' ridotto negli anni.
Il segretario del Pcc e' oggi una sintesi che il partito esprime per
conciliare i diversi interessi del Paese:
stabilita', progresso, sicurezza e blocchi sociali talvolta antagonisti.
Cio' che Xi riuscira' a fare dipendera' non solo da lui ma dal contesto.
Dovra' cercare il consenso, ma sara' obbligato anche a scelte radicali.
Su questi due binari trovera' la sua sfida. Se vogliamo giocare alle
previsioni e' probabile che non cambi direzione rispetto ai suoi
predecessori ma cerchi di procedere (se
possibile) con maggiore velocita'.

D. Il G2 e' nei fatti, oppure e' una scorciatoia giornalistica? Nella
globalizzazione la potenza politica deve fare i conti, piu' che nel passato,
con l'affermazione economica?
R. Il G2 forse e' nei fatti ma sia Stati Uniti sia Cina hanno in fondo paura
che il G2 porti ad attriti che non si riescono ad ammorbidire. Quindi il G2
ci sara' e non ci sara'. Esso non avra' comunque il controllo del mondo come
ai tempi della Guerra Fredda. La Cina non ha sostituito l'Unione Sovietica.
Esistono altri attori che cercano la loro autonomia e sostengono alleanze
senza guardare l'appartenenza ideologica o attendere ordini da Washington e
da Pechino. In questo l'economia ha guadagnato importanza rispetto alla
politica: sta sempre di piu' integrando attori che rimangono fra di loro
ostili nel campo politico.
Difficile sapere come andra' a finire.

D. L'Europa appare ai margini delle grandi decisioni, rivolta a mantenere un
ordine interno e una moneta sotto attacco. Quale puo' essere il suo
contributo alla soluzione della crisi?
R. Se l'Europa fosse unita si potrebbe parlare di G3, ma sta prevalendo una
logica che rallenta l'integrazione politica.
L'Europa potrebbe fare moltissimo, per se' e per risolvere la crisi.
Dovrebbe dimenticare le divisioni, trovare leader di visione e slanci ideali
e concreti. Non e' vero che una maggiore integrazione delle politiche
trascini l'economia al ribasso, abbiamo visto che i costi della "non Europa"
sono fortissimi. Oggi li paghiamo sia in termini contabili, sia in perdita
di credibilita' e autorevolezza. Occorre uno scatto di orgoglio che faccia
recuperare i valori europei piu' genuini. Scatto che e' ancora lontano, ma
penso che il punto piu' basso della crisi europea sia passato, forse perche'
tutti, a cominciare dai tedeschi, hanno una paura terribile della
dissoluzione dell'euro. Tuttavia solo dopo le elezioni tedesche del prossimo
anno si potra' pensare a una vera costruzione di nuove e piu' forti
istituzioni europee. Infine: gli Stati nazionali hanno indiscutibilmente
perso sovranita', soprattutto in Europa.

D. Ci sono soluzioni per affrontare questa situazione nuova?
R. Questa e' la madre di tutte le questioni. Gli Stati nazionali sono
impotenti - o meno potenti del passato - nello sciogliere i propri nodi. Se
questa incoerenza non e'
avvertita in Cina e negli Stati Uniti, che hanno una grande forza autonoma,
e' invece drammatica per i singoli Paesi europei, esposti con poche difese
alle intemperie dei mercati. Il debito pubblico globale della zona Euro e'
minore di quello statunitense, eppure sta triturando l'Europa perche' non
c'e' una banca centrale e una politica comune. In questo quadro, ogni rinvio
delle riforme istituzionali europee e' un danno. Sfortunatamente stanno
risorgendo fenomeni antieuropei che troppo spesso dimenticano i decenni di
pace e prosperita' - oltre che di autorevolezza internazionale - che
l'integrazione nel Vecchio Continente ha creato.

* Presidente Comitato Scientifico Osservatorio Asia


Pubblicazioni

Alberto Forchielli e Romeo Orlandi
“Quaderni dalla Cina (e non solo)”
Publisher: KKIEN Publ. Int
Price € 2,49
 

Ultimo Video



Asia: Le Nuove Sfide dopo Congressi ed Elezioni - 9° Convegno Annuale di Osservatorio Asia

Informazioni Utili

Via Emilia, 34
40026 Imola (BO)
Italy
Privacy e Cookies
+39 0542 31977
+39 0542 067524 (Fax)
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tweets Recenti

Contattaci